Un pane che sa di Medioevo alla Rocca di San Silvestro

Un pane che sa di Medioevo alla Rocca di San Silvestro

Parlare della storia del pane vuol dire ripercorrere le tracce di quei primi gruppi umani che scelsero di abbandonare la vita nomade e iniziarono a coltivare il grano. Le fatiche di un intero anno di lavoro per assicurare un buon raccolto portarono di conseguenza quegli stessi uomini a costruire città protette da mura all’interno delle quali proteggere i preziosi chicchi. Gli studiosi parlano di “Rivoluzione Neolitica” per questo e tanti altri cambiamenti tecnologici e sociali. Ma sarebbe un tema troppo lungo e questa non è la sede giusta. 

Il pane resta in ogni caso un elemento che ha garantito per millenni la sopravvivenza dell’umanità stessa e ad un ruolo pratico così essenziale ne corrisponde uno simbolico altrettanto importante.

Un pane che sa di Medioevo vuole essere solo lo spunto per aprire una finestra su un argomento estremamente importante per le comunità medievali che studiamo, oltre che un nuovo filone di ricerca per il progetto di Archeologia Sperimentale che si chiama Medioevo in corso.

 

Tacuinum Sanitatis, Il pane, XIV sec., Giovannino de’ Grassi.

 

Nelle comunità medievali, come quella di Rocca San Silvestro, cuore del Parco Archeominerario di Campiglia Marittima (LI), più che di farina bianca è possibile che il pane fosse realizzato facendo ampio ricorso a cereali e legumi, base essenziale della dieta delle classi più povere. Si potevano utilizzare cereali come segale, farro, avena, panìco e miglio, più poveri di glutine rispetto al frumento ma più resistenti e più facili da coltivare. Si realizzavano dunque delle focacce, poco lievitate e cotte su appositi testi di ceramica resistente al fuoco, che diventavano rapidamente duri ma allo stesso tempo avevano una durata maggiore e, per essere mangiati, avevano bisogno di essere inzuppati in acqua o brodo.

 

Il focolare della casa di Rocca San Silvestro e i testi in ceramica “grezza” usati per la cottura delle focacce sulla brace.

 

I due forni riportati alla luce dagli archeologi tra le mura della Rocca mostrano l’importanza della struttura deputata alla cottura del pane ma anche la loro natura comunitaria.

 

Uno dei forni presenti all’interno di Rocca San Silvestro.

 

Il progetto Medioevo in corso, ormai attivo dal 2010 in collaborazione con la società Parchi Val di Cornia S.p.A., fuori dalle mura della Rocca di San Silvestro, ha già portato alla ricostruzione di una abitazione realizzata secondo il modello e le tecniche edilizie proprie dei secoli centrali del Medioevo e alla ricomposizione dei cicli edilizi legati all’universo del costruire.

 

 

Il progetto attualmente in corso rientra a pieno titolo nell’ambito dell’Archeologia Sperimentale e condurrà, dopo un’attenta fase di pulizia dei forni originali, studio dei confronti analoghi per diffusione territoriale e cronologica, alla ricostruzione di un forno sul modello di quelli presenti all’interno delle mura del castello.

 

 

Il forno, a sua volta, sarà la base per una nuova serie di sperimentazioni legate non soltanto all’alimentazione ma anche alla produzione di ceramica grezza, la quale non richiedeva strutture specifiche ed elevate temperature di cottura.

La squadra di lavoro comprende, oltre ad Alessandro Fichera, archeologo e coordinatore scientifico del progetto di Archeologia Sperimentale fin dalle sue prime battute, anche il fabbro storico Fabio Gonnella, ormai una vecchia conoscenza dei Parchi della Val di Cornia, e Edo Galli, maestro fumista e costruttore di camini storici maremmani.

 

 

 

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Postato il

2 luglio 2018

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